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Le produzioni pittoriche di Enzo Vertibile si collocano su due piani e in due momenti diversi, a distanza di una trentina d'anni l'uno dall'altro. Il primo momento, che rappresenta la giovinezza e che possiamo far terminare nel 1956, è contraddistinto da tele di ottimo livello. La tecnica è piuttosto originale, pur se ogni opera risente influssi classicheggianti, i temi sono legati con la realtà della nostra zona. Vertibile si dichiarava allora attratto dal genio artistico del Caravaggio, ed in particolare della sua atmosfera cupa. Ed in questo filone, egli inseriva opere che potrebbero invece anche ricollegarlo a famosi paesisti a John Constable, per esempio, con quella visione della realtà e della natura incontaminata.
Il secondo periodo è invece più complesso. Vi sono spunti impressionistici, e momenti di surrealismo. Il tutto ben si innesta
sul tronco della produzione precedente, e ne devia fino a giungere ad una tecnica particolare e personale. I temi maggiormente ricorrenti sono le nature morte, rappresentate piuttosto con macchie di colore, con un'espressa volontà di riprodurre piuttosto il colore puro e la trasparenza degli oggetti, evidente
è la ricerca di Vertibile delle forme e dei volumi, come in una scultura. Vi e poi un terzo momento-periodo, quello surrealista, il quale si interseca e si scompone nella pittura tradizionale, prendendo quindi le forme e i contenuti di una ricerca di sintesi espressiva coabitando con l'espressione "metafisica".
["Enzo
Vertibile, monografia critica e catalogo generale a
cura di Maria Emilia Moro Maisano" - Ottobre
1998] |