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Enzo Vertibile mi fa strada attraverso il percorso della sua mostra, indicandomi le
tappe fondamentali della sua pittura: autodidatta, ha cominciato da giovanissimo a dipingere tenendo sempre un occhio molto attento e vigile alle avanguardie artistiche, ora espone al Poliedro. A prima vista sembrerebbero ispirate da una doppia personalità, data la compresenza di astratto e di figurativo. E' invece una contraddizione apparente, è il risultato di quella sintesi formale e cromatica cui egli tende in questo momento. Evidenti in questa senso sono le opere "E il cielo si oscura" (1986), ispirato alla Pasqua, e "Natale" (dello stesso anno), dove la metafora del Cristianesimo, che nasce e si diffonde su tutta la Terra è risolta esclusivamente con cromie pure, partendo dal bianco della luce divina fino ad arrivare alla sua scomposizione nei colori fondamentali. Lo stesso orientamento si intuisce nelle nature morte, nelle quali la composizione degli oggetti è pure sottomessa alla legge del colore "Quando io vedo sulla mia tavolozza i colori puri, così belli e perfetti in sè, non ho il coraggio di fonderli e mescolarli insieme. Ecco perchè li trasferisco così come sono sulla tela": dichiarazione che è anche manifesto programmatico della sua scelta artistica. Ecco allora che ci è più chiara la comprensione delle sue tele; capiamo perchè, ad esempio, le nature morte sono ottenute con un'apparente divisione cromatica, esaltata da pennellate giustapposte, che permettono una visione globale delle forme soltanto da una certa distanza. L'impressione è, dunque, quella di un artista inquieto, animato da una sorta di sturm und drang pittorico intenso che promette a Vertibile ed ai suoi estimatori ancora molte novità.
["Enzo
Vertibile, monografia critica e catalogo generale a
cura di Maria Emilia Moro Maisano" - Ottobre
1998] |