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Zaira ZUFFETTI PAVESI ("Il Cittadino" - 23 ottobre 1991)

La continua sperimentazione che è sottesa alla pittura di Vertibile è testimone del tormento di un animo alla ricerca dei moduli e degli strumenti per comunicare. Il suo non vuole essere un esercizio di bella calligrafia teso ad un'esecuzione più o meno raffinata, perchè, cito le sue parole, "...a volte, così facendo, si uccide l'arte". Quel che lui vuole è che i colori, le sfumature, i chiaroscuri, comunichino un'emozione, evochino la sensazione che l'ha portato al quadro. Molte delle sue opere nascono, infatti, da un suggerimento repentino, da un volto osservato di sfuggita, da un colore effimero che l'atmosfera ha posato sulle cose, dopo viene il momento della rielaborazione, del lavoro di astrazione. Così di molti quadri noi abbiamo diverse stesure che testimoniano le varie fasi di questo cammino dell'autore verso il "mentale". Questo spiega anche il percorso versatile ed eterogeneo dell'artista, il suo libero trascorrere dalla pittura naturalistica alla pop art, all'astrattismo, e il ricorrere a tecniche diverse, dall'olio alla tempera, all'ecoline, al collage. E questo spiega anche l'atteggiamento estremamente critico dell'autore nei confronti della propria opera, che egli sente come parte di sè. Il colore è un elemento fondamentale: ora è un colore puro, usato in accostamenti graduali e, nelle ultime opere, isolato in tessere contornate, come nelle vetrate, ora si sovrappone in zone sfumate dilatando impalpabili atmosfere su tutto il dipinto. Predomina un verde particolare che usato in modo ora tonale, ora piatto, porta nel dipinto una luminosità intensa e profonda, limpida e trasparente. Il ricorso alla natura morta, richiama, come d'obbligo, a Morandi, da cui però il pittore si discosta proprio per l'uso del colore che diventa elemento strutturale nel dialogo tra le forme. La figura umana è presente, ma significativa è soprattutto l’attenzione dedicata al volto, all’espressione degli occhi, in definitiva all’anima. Ci sono opere che risalgono ai suoi 16 anni, autoritratti in particolare, in cui è evidente la straordinaria attitudine dell’artista a cogliere un’espressione, a fissar uno sguardo, a definire un carattere. Notevoli i suoi disegni, che in poche linee sicure sanno definire lo stato d’animo su un volto, il passaggio furtivo di un pensiero in uno sguardo. Alcuni di questi disegni risalgono agli anni di scuola, sono fatti a penna su fogli a quadretti, in classe. Frequentissimi da questi anni in poi troviamo gli autoritratti. Il pittore spiega che essendo lui sempre presente diventa un modello comodo da riprodurre, ma forse è l’indagine sulla propria interiorità che lo spinge a dipingere se stesso, la ricerca di un'autodefinizione, lo spiare nella propria immagine esteriore ciò che di nascosto e profondo gli sta dentro. Ne illustra in modo significativo le linee di svolgimento: da un tenero naturalismo fino alla stesura a larghe pennellate di colore, fino ad un accento di astrattismo. Ma proprio le prime opere sono indicative per comprendere un po' tutta la successiva produzione del pittore. Sono opere che molto hanno da dire sull'indole meditativa e poetica dell'artista. Nelle prime opere è comunque già presente la preoccupazione di cogliere quel che di lirico e di emozionale c’è nelle cose.

["Enzo Vertibile, monografia critica e catalogo generale a cura di Maria Emilia Moro Maisano" - Ottobre 1998]

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