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In questi ultimi anni spesso mi sono confrontata con Enzo Vertibile e la sua produzione. Una produzione maturata nell'intero arco di una vita dedicata al lavoro di geometra ma che ha sempre aspirato a una produzione pittorica che lo coinvolgesse a tempo pieno. Proprio questo ultimo decennio coincide con il desiderio di sempre. Nelle
sue opere intervengono gli interessi di una vita intensa ed appassionata, che hanno avuto come filo conduttore la brillante vivacità del colore, la ricerca spasmodica di tonalità piene di luce. E' come se nella sua profonda e radicata cultura mediterranea, trasferita per gli accidenti della vita nel lodigiano, ci sia quella magnifica ossessione a compensare i toni mancanti che contraddistinguono questa nostra provincia. Le
nature
morte, i soggetti astratti e i
ritratti sono tra i principali soggetti che caratterizzano la sua produzione. Una produzione pittorica che ha sempre scelto la pienezza dei colori ad olio in tutta la loro estensione. Sono proprio questi cromatismi che ben sanno ricostruire la profondità chiaroscurale delle plastiche forme che man mano ha saputo interpretare. Qui mi riferisco, inoltre, alla lettura che Vertibile riesce a percepire sia delle
nature
morte, che predilige come soggetti vivi, sia nell'eloquenza dei
ritratti
e della complessa ed articolata forma femminile. In questi ultimi tempi si è dedicato ancor più approfonditamente a soggetti astratti comprendendo la pittura nella sua stratificata matericità. Un lavoro faticoso per chi ha saputo intravedere la difficoltà estrema dell'informale. Già nel passato dei soggetti astratti, dei veri e propri mosaici a tutto colore, aveva manifestato un'attenzione singolare alla modernità. Un'esigenza che si era tradotta in opere che cercavano la forza nei toni in cui traspare l'intervento della luce. Una scelta di stile che ha saputo portare alla memoria le policrome vetrate delle chiese. I cromatismi più vari sono, per altro, inseguiti in tutta la sua produzione e hanno, sempre, saputo accogliere le esperienze interpersonali più significative. Ha, inoltre, saputo riconoscere con estrema immediatezza i momenti fugaci con grande pathos quali, ad esempio, la
fioritura decadente degli
anemoni, l'intimità familiare della moglie nell'atto di leggere un libro. Tra pudore e puntiglio si muove questa singolare attenzione d'artista che
è profondamente legata a valori umani e religiosi. Quella di Vertibile è un'etica di rispetto per i doni elargiti all'uomo nella massima incondizionata generosità. L'opera di Vertibile diventa in alcuni momenti preghiera tanto da ricoprire un posto nel museo ideato a Lodi da
Don Luciano
Quartieri. A ricoprire un ruolo imprescendibile nella vita di uomo e d'artista in Vertibile l'attenta e squisita
moglie di un lungo e simbiotico matrimonio. Molti gli affetti che hanno sostenuto il talento del maestro. Un ricordo unanime va alla memoria dell'Avvocato Vincenzo Vicario, all'amicizia con Vertibile e alla passione per l'arte che credo continui ad accomunarli. Nel tentativo continuo di "concretizzazione del reale", come Vertibile stesso ha affermato, trovo le parole per sintetizzare la forza vitale e la ricchezza che ha contraddistinto e continua a caratterizzare la sua produzione.
["Enzo Vertibile, monografia critica e catalogo generale a cura di Maria Emilia Moro
Maisano" - Ottobre 1998] |