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Vertibile il catalogo ideale. Tutto è pittura [di Maria Emilia Moro Maisano]

A chi ha seguito con attenzione le più recenti uscite pubbliche di Vertibile, succedute alla fase di volontario isolamento del trentennio dalla metà degli anni cinquanta alla metà degli anni ottanta, non sarà certamente sfuggita l'accelerazione intensa impressa dall'artista alla propria attività creativa. Simile ad un torrente di lava rimasto a lungo compresso, che trova il suo varco e dilaga con inarrestabile impeto, la pittura di Vertibile esprime una forza insieme endogena ed esogena, l'entusiasmo operativo di chi appaga finalmente un profondo bisogno interiore, unito alla pacatezza esigente della maturità che scruta se stessa, e si mette continuamente alla prova. Quasi con l'ansia di recuperare di slancio gli anni "perduti", le pennellate non ancora intrise nel magma rutilante della tavolozza ritrovata: il tempo, per un artista, non è mai "perduto" nel senso letterale del termine (se mai lo è in senso proustiano, come l'archivio di una ricerca), perchè la fase operativa è soltanto il concretarsi estrinseco di una lunga gestazione, il prodotto dei sedimenti della memoria e dell'immaginazione che, imboccata la via d'uscita espressiva, trovano quasi con naturale immediatezza la propria forma di comunicazione. Quasi con il piacere finalmente concesso al proprio ombroso riserbo, di riaprire un dialogo sospeso, come il gusto di bere e respirare liberamente, fuori da reticenze, da convenzioni, da regole e remore che non siano quelle sole della pittura. Della "propria" pittura. Vertibile sembra accelerare torrenzialmente il flusso della propria produttività, così come è accaduto a tutti i grandi pittori, più fecondi nella loro maturità e, quasi miracolosamente, ancora nella loro vigorosa vecchiaia quando tutta la vita e tutta la luce sembrano concentrarsi nell'esigua superficie di una tela. Tiziano Rembrandt Monet Renoir Picasso, quanti capolavori dobbiamo a questi "veggenti" al di là delle comuni leggi della vista mortale! Anche per Vertibile, da un quadro se ne genera subito un secondo, da un'idea compositiva ne germina un'altra, e un'altra ancora, seguendo il filo logico e coerente di un'evoluzione assidua, il cui dinamismo si può agevolmente riconoscere, pur nel sostanziale persistere dei temi prediletti. E' quello che va detto subito, in apertura di questa "catalogo ideale" che raduna e distingue un'opera la cui complessità e polivalenza attesta la misura di una personalità estremamente duttile, itinerante, mai ripiegata sugli stanchi moduli di un percorso già scontato. Non certo per incertezza stilistica, come qualcuno potrebbe obbiettare, fraintendendo totalmente il senso della coerenza da chiedersi all'arte: che non è quella del "soggetto" figurativo o non figurativo, della verisimiglianza prospettica o del realismo, o della fedeltà ad uno qualsiasi dei tanti "ismi" coniati a posteriori per pura comodità dei critici, ma quella della FORMA, che è l'unica legge a cui la pittura deve obbedire, pena il suo non essere. Un approccio "per temi" resta probabilmente l'unico valido, per identificare appunto, all'interno di ciascun soggetto della frequentazione pittorica di Vertibile, la tensione incessante verso l'espressività, la concisione, l'equilibrio formale. E' dalla convergenza di questi tre fattori che l'autore sente il determinarsi dell'opera riuscita, quella da salvare dall'impazienza autocritica che spesso lo induce a correggere, rifare, quando non addirittura a scartare, impietosamente. Il catalogo si articola dunque per sezioni: 1 ° Autoritratti - 2° Ritratti e figure - 3° Paesaggi - 4° Natura morta e fiori - 5° Composizioni - 6° Pittura a tema. Ciascuna è disposta in ordine cronologico abbastanza costante, per opportune esigenze di documentazione storiografica, ma lasciando nel contempo emergere con chiarezza la sottile trama di rimandi e di corrispondenze interne che sottendono al percorso, o ai percorsi, vertibiliani, che spesso equivalgono alle varianti di scrittura di un testo letterario, alle approssimazioni centripete verso un punto. Quel punto che l'artista, forse, non troverà mai. Ma ci lascia la sua traccia, e questa è la sua poetica.

["Enzo Vertibile, monografia critica e catalogo generale a cura di Maria Emilia Moro Maisano" - Ottobre 1998]

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